I TRAUMI INFANTILI TRA PRESENTE E PASSATO
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A VOLTE RITORNANO….I TRAUMI INFANTILI TRA PRESENTE E PASSATO

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A VOLTE RITORNANO….I TRAUMI INFANTILI TRA PRESENTE E PASSATO

Le persone  mi chiedono aiuto  per svariati problemi che non sto ad elencare ma che creano loro disagio e sofferenza. Spesso è un malessere che dura da molti  anni o da sempre e che col passare del tempo ha trovate diverse forme di espressione, più o meno mascherate (i cosiddetti sintomi).

Hanno cercato di  sopportarlo o tollerarlo attraverso  diverse strategie più o meno inconsapevoli e più o meno efficaci. Spesso il rimedio a lungo andare si è rivelato peggiore del problema iniziale.

Ad esempio, molte  persone cercano rassicurazione dalle loro paure attraverso rituali “magici” che poi  diventano sempre più  elaborati ed ingestibili  (ripetere in modo automatico e coattivo gesti o pensieri, i cosiddetti disturbi ossessivi-compulsivi). Oppure cercano di sfuggire alla solitudine ed alla noia  diventando dipendenti e quindi prigioniere di  relazioni disfunzionali, in cui sono oggetto di continue  squalifiche,  rifiuti ,  o addirittura di maltrattamento o violenza.

In entrambi i casi , così diversi tra di loro,  con il  progredire della terapia i pazienti  rimangono sbalorditi  nello scoprire come i disturbi di cui soffrono nel presente siano  strettamente collegati ad  esperienze negative   vissute in adolescenza o nell’infanzia . Magari proprio in quell’infanzia che inizialmente avevano descritto come “bellissima” , avendo cancellato dalla memoria esplicita  eventi terribili.

Le esperienze avverse o  traumatiche subite in età infantile sono  presenti in modo diffuso in tutta la popolazione.

Qualsiasi esperienza in cui il bambino sperimenta oppressione, paura o dolore, insieme ad una sensazione di impotenza, può essere considerato un trauma infantile. Questo è dovuto al fatto che i bambini sono molto impressionabili e il loro livello di esperienza non è tale da dare loro una visione equilibrata della vita e di loro stessi.

Tendono a fidarsi molto degli adulti, soprattutto delle figure genitoriali che hanno una grande credibilità ai loro occhi. Quindi, se l’adulto fa o dice qualcosa di negativo o di grave il bambino attribuisce la colpa a se stesso, non ai problemi dell’adulto.

I bambini provano dolore nello stesso modo degli adulti quando vengono esposti a eventi gravi come la morte di un familiare o una malattia o una violenza nei loro confronti. Quindi, i bambini sono soggetti a provare stati di ansia ed emozioni come rabbia, colpa,tristezza, mancanza e senso di impotenza.

In genere gli adulti,   non  riconoscono  o  sottovalutano  l’impatto  traumatico degli eventi sui bambini  anche piccolissimi: “Ero troppo piccolo …non mi sono accorto di niente…ricordo solo che in quel periodo è iniziata la paura dei ladri…” ;  “Mia figlia era una bambina serena …quando lui  urlava e mi spingeva contro il muro  lei  continuava a guardare i cartoni…forse perché   poi le dicevo che io e il papà  stavamo scherzando…”

Indipendentemente dal fatto di essere coinvolti direttamente nell’evento, i bambini si rendono conto e sentono quando sta succedendo o è successo  qualcosa di grave. Lo captano  dall’espressione sul volto dei genitori, dai segnali che sentono dell’ambiente. Nei bambini la comunicazione non verbale è il più potente canale di informazioni. L’immaturità delle capacità logiche e del linguaggio viene ampiamente compensato da questa capacità di sentire a livello propriocettivo, cioè attraverso le emozioni e le sensazioni corporee.

Sia che i  genitori litighino più o meno rumorosamente  oppure che si ignorino  esprimendo ostilità o   indifferenza,  anche se il bambino sembra concentrato sul  gioco,  stiamo certi che  è in allarme,  prova paura, smarrimento, confusione,  colpa, vergogna. 

Nella nostra cultura abbiamo la tendenza a proteggere i bambini dal dolore e dalla sofferenza. Pensiamo che i bambini siano troppo piccoli per capire  e li teniamo all’oscuro di eventi avversi o traumatici facendo finta di niente, parlando a bassa voce, oppure raccontando  loro delle bugie

.Se si tace,  si è vaghi o menzonieri  si lascia il bambino da solo con i suoi pensieri, con la sua immaginazione, con domande senza risposta e con tutta l’incertezza che questo crea. Se non viene data alcuna informazione lasciamo il bambino in preda alle sue fantasie, che in genere sono peggiori della realtà . Le fantasie negative possono provocare un senso di ansia e di terrore che lasceranno  segni permanenti e che si manifesteranno  in seguito come vulnerabilità fisica o psichica.

I bambini in genere hanno difficoltà a esprimere  le loro emozioni con le parole, perché loro stessi non sanno decifrare e dare un nome a  ciò che provano.  E’ importante osservare il comportamento e le reazioni del bambino: irrequietezza, agitazione, scoppi di rabbia, paura del buio, problemi di sonno, incubi e paura dell’abbandono. Possono anche riferire sintomi fisici come mal di testa o di stomaco. Quando i bambini scoppiano a piangere o diventano molto tristi apparentemente senza motivo, allora può voler dire che stanno lottando con il dolore e che hanno bisogno di aiuto.

E’ importante dare messaggi chiari, trasmettere al bambino le informazioni in modo aperto e sincero, soprattutto di quello che è successo, di quello che sta succedendo e di quello che succederà . Le spiegazioni devono tenere conto ovviamente dell’età del bambino e bisogna usare parole semplici che il bambino è in grado di comprendere.

I genitori sono le persone più indicate per informare e preparare il bambino; se questo non è possibile allora deve farlo una persona che il bambino conosce bene, di cui si fida.
Deve esserci il tempo e la tranquillità necessaria per parlare.

L’adulto deve ascoltare le domande del bambino e rispondere con sincerità , accettare e rispettare le sue emozioni.  I bambini reagiscono in modo diverso, alcuni piangono o protestano oppure negano la realtà, altri dimostrano apatia e si comportano come se non avessero sentito quello che gli è stato appena spiegato ma devono avere la possibilità di poter riprendere l’argomento con le loro domande e di ricevere risposte sincere. Se non ci sono risposte, allora bisogna dire al bambino “Non lo so”.

Nel caso in cui i genitori, per i motivi più disparati,  non sono in grado di aiutarlo, è opportuno chiedere aiuto ad uno psicologo.

In base alla situazione specifica lo psicologo può  lavorare con  i genitori per guidarli su come  parlare ed agire con i figli, i oppure, se questo non è sufficiente, può fare   sia sedute con il bambino o con bambino e genitori insieme.

   

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Dott.ssa Loredana Tromboni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista Specialista in Psicologia Clinica

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