Caso Clinico di disturbo alimentare - Loredana Tromboni Psicologo
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CASO CLINICO DISTURBI ALIMENTARI

CASO CLINICO DISTURBI ALIMENTARI

CASO CLINICO DISTURBI ALIMENTARI: LA STORIA DI LELLA

 

Caso clinico disturbi alimentari: Lella ha 21 anni. E’ una bella ragazza, un po’ sottopeso, ma di una magrezza non patologica. E infatti il suo problema non è l’anoressia, ma una serie di disturbi legati al cibo. Lamenta di essere troppo selettiva, mangia pochissimi alimenti e in piccole quantità. Se sgarra ha mal di stomaco ed altri disturbi. Tuttavia, il problema che la preoccupa di più e che l’ha portata in terapia è di tipo sociale. Riesce a consumare i pasti solo in casa ed in presenza dei famigliari o del fidanzato. Anche a mangiare una semplice pizza fuori con gli amici è fonte di grosso stress. Se si trova ad una grande tavolata viene presa da crampi o conati di vomito. Per evitare di trovarsi in situazioni imbarazzanti si trova quindi costretta  a declinare gli inviti e questo è fonte di contrasti con il fidanzato.I genitori non emergono come eccessivamente rigidi o esigenti, entrambi cercavano di assecondarla senza obbligarla a mangiare. Unica nota negativa: il confronto costante con la sorella mangiona più paffuta e mangiona, allattata al seno, mentre lei non si è mai attaccata; piangeva sempre perché affamata, ma rifiutava il biberon.

Racconta:

“Sono sempre stata una bambina inappetente e selettiva… dopo mangiato mi veniva mal di pancia… o mi uscivano delle macchie rosse..ho fatto tanti esami per l’allergia, la celiachia..non è mai risultato niente.”

I genitori non emergono come eccessivamente rigidi o esigenti, entrambi cercavano di assecondarla senza obbligarla a mangiare. Unica nota negativa: il confronto costante con la sorella mangiona più paffuta e mangiona, allattata al seno, mentre lei non si è mai attaccata; piangeva sempre perché affamata, ma rifiutava il biberon.

Aggiunge:

“Povera mamma, quante notti in bianco le ho fatto fare.”

Frequenta malvolentieri la scuola dell’infanzia di cui ha un nitido ricordo: costretta dalla maestra a mangiare un risotto “troppo giallo”, vomita addosso ad una compagnetta. Nelle sue parole si sente ancora il disgusto e la vergogna. Dalle elementari Lella ricorda come un incubo il momento della mensa: gli altri bambini in cortile a giocare e lei ancora inchiodata al tavolo che rigira la forchetta nei piselli “troppo verdi”.Il colore così come la consistenza per lei sono ancora oggi discriminanti importanti nell’appetibilità di un cibo .Ampliando lo sguardo su altri aspetti della sua vita emergono altri problemi, ad esempio che è molto selettiva nelle amicizie così come con il cibo. Lella ha pochissime amiche, E’ sempre andata più d’accordo con i maschi che con le femmine. E’ molto critica nei confronti delle altre ragazze. Le ritiene superficiali e sciocche e soprattutto non si fida di loro perché le considera bugiarde e pettegole. Per questo preferisce stare in casa oppure uscire in coppia. Anche questo è causa di litigi con il ragazzo che, invece, vorrebbe uscire più in compagnia.

Il rapporto con il cibo appare quindi correlato ad ansia sociale, paura del giudizio, bisogno di mettere le distanze dagli altri, paura di essere abbandonata, vissuti di inferiorità ed inadeguatezza. Timida ed insicura, per nascondere quelle che considera debolezza, si mette in competizione con gli altri e si atteggia in modo giudicante ed altezzoso.

Così come per il rapporto con il cibo, anche le altre difficoltà attuali hanno collegamenti con le sue esperienza infantili ed adolescenziali, ed hanno origine nelle relazioni familiari. Ad esempio l’essersi sempre sentita inadeguata alle aspettative della madre ed in competizione con la sorella. Una perenne gara nella quale si sente sempre perdente, nonostante, ad esempio, lei sia sempre stata molto più brava nello studio e superi brillantemente gli esami universitari.

La psicoterapia ha portato Lella a riconoscere ed affrontare questi ed altri nodi problematici creando ponti tra passato e presente. Nel frattempo è stata lasciata dal ragazzo, situazione che ha portato alla luce esperienze di abbandono subite nell’infanzia. L’attraversamento di vicende dolorose insieme alla valorizzazione ed implementazione delle sue risorse e dei suoi punti di forza le ha permesso di riconquistare la fiducia in se stessa e negli altri. E’ riuscita a confidare le sue paure alla sorella scoprendo che anche lei nutriva specularmente sentimenti di inferiorità nei suoi confronti. Insieme ne hanno parlato con i genitori che, involontariamente, avevano suscitato le reciproche gelosie. Di conseguenza tutte le relazioni interpersonali sono migliorate. La sua vita sociale non è più fonte di stress, ma occasione di farsi conoscere per quello che è realmente con i propri pregi e difetti. Anche il rapporto con l’alimentazione si è normalizzato. Avendo imparato a controllare la propria ansia, riesce a nutrirsi in modo equilibrato ed a consumare il cibo in compagnia senza più bisogno di nascondersi.