Disturbi Psicosomatici o Somatizzazioni | Dott.ssa Loredana Tromboni
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Disturbi Psicosomatici o Somatizzazioni

disturbi psicosomatici

Disturbi Psicosomatici o Somatizzazioni

Che cosa sono?

Ciò che caratterizza i disturbi psicosomatici  somatizzazioni è la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica organica  ma che non trovano riscontri  oggettivi attraverso i comuni strumenti diagnostici 

Per definizione infatti nei disturbi psicosomatici  non vi è alcuna condizione medica organica diagnosticabile a cui possano essere attribuibili i sintomi fisici. Ma quando la causa di una patologia è dubbia, la possibilità che sia di origine psicosomatica deve essere presa in considerazione. Trattasi infatti di disturbi assai comuni e frequenti, che rappresentano una buona percentuale tra quelli lamentati dai pazienti. 
Ad esempio, soffrite di cefalea ricorrente, o di pruriti fastidiosi e imbarazzanti in pubblico, oppure di disturbi gastrici o intestinali che rendono il sedersi a tavola un momento poco piacevole, o di dolori muscolari che non vi danno pace o di profonda stanchezza e faticabilità? Se tutte le visite e gli esami clinici a cui vi siete sottoposti hanno dato esito negativo su possibili cause organiche ma voi state effettivamente male è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta. Forse il vostro disturbo potrebbe trovare, finalmente, una spiegazione ed una possibile soluzione.

Qual è il meccanismo della somatizzazione?

La psicosomatica è quella branca della medicina che studia la relazione tra mente (psiche) e corpo (soma)  ed  il modo in cui il nostro mondo interiore – cioè  emozioni e affetti – produce effetti negativi sul corpo (somatizzazioni). Poichè corpo e mente sono strettamente legati tra loro, la  base teorica di questi approccio è il considerare ogni persona come un’ inscindibile unità psico-fisica.

I disturbi psicosomatici quindi si possono considerare malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico e che sono causate o aggravate da fattori psicologici.

Ma in che modo avviene una somatizzazione, cioè quello che già il padre della psicoanalisi, Freud, definì “il misterioso salto dalla mente al corpo” ?

Oggi si sa che tale “salto” è mediato, in situazioni di forte stress psichico, dal sistema nervoso autonomo in una complessa interazione con il sistema endocrino e con quello immunitario (tanto che si tende a studiare tali relazioni in una unica scienza, la psico-neuro-endocrino-immunologia).

Le emozioni cosiddette “negative”, come ad esempio il risentimento, la rabbia, il rimpianto, la preoccupazione, il disagio, la paura, l’ansia, i pensieri troppo angosciosi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di emergenza persistente e attivazione continua, che col tempo  può causare  danni agli organi più deboli che si esprimono appunto col sintomo psicosomatico.

Quali sono i più comuni disturbi psicosomatici?

I disturbi psicosomatici  o somatizzazioni possono manifestarsi  a carico di quasi tutti gli organi. Per citare i più comuni: cefalee nelle sue varie forme, crampi muscolari, dolori articolari, mialgie, ecc. Oppure gastriti coliti stipsi e vari disturbi gastro-intestinali. Così come tachicardia, aritmie, ipertensioni, asma bronchiale (soprattutto nei bambini), disturbi sessuali, dermatiti, psioriasi, sudorazione eccessiva, ecc.

I sintomi psicosomatici e somatizzazioni sono comunissimi in quasi tutti i disturbi d’ansia e anche in varie forme di depressione , ma esistono dei disturbi psicosomatici veri e propri senza altri sintomi di natura psicologica. Questi ultimi rendono più difficile per il soggetto imputare il malessere fisico a un problema psicologico e quindi più difficile “capire” il disturbo e curarlo adeguatamente.  In genera arrivano (se arrivano!) dallo psicologo psicoterapeuta come “ultima spiaggia”, dopo un’ estenuante e frustrante collezione di visite, esami e accertamenti medici negativi.  Spesso è proprio lo specialista (dermatologo o urologo o cardiologo) o lo stesso medico di famiglia, a consigliare la strada della consultazione psicologica.

Qual è il significato di un disturbo psicosomatico?

I disturbi psicosomatici  sono  un meccanismo di difesa da emozioni dolorose e intollerabili che si attua con una espressione del disagio psicologico attraverso il corpo. L’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per potere essere sentite, accettate e vissute, trovano una via di scarico immediata nel corpo incanalandosi un uno o più sintomi. Succede quando una persona ha   scarse capacità di “mentalizzare” il disagio psicologico, cioè riconoscere esplicitamente i conflitti interiori e verbalizzare le  tensioni emozionali correlate.

Negli esempi che seguono cerchiamo di collegare  tipologia di disturbo e carattere.  Questa descrizione non va presa  alla lettera poiché ogni individuo ha una propria unicità. La personalità è molto complessa e ci sono tante variabili individuali che  si intrecciano ed interagiscono tra di loro.

Ad esempio, le cefalee possono segnalare il bisogno di allentare l’eccessivo controllo razionale  e di lasciare più spazio all’ intuizione. Di solito, infatti, chi soffre di mal di testa ha una mente eccessivamente razionale che deve tenere sempre tutto sotto controllo senza mai cedere e lasciarsi andare.

Altro esempio:  le eruzioni cutanee (la pelle rappresenta simbolicamente il confine tra sé e gli altri) possono rivelare che non si hanno ben chiari i propri confini e che per difendersi si cerca, metaforicamente, di tenere lontani gli altri. Ma possono anche indicare che, pur non potendo permetterselo, si vorrebbe che gli altri stessero più vicini.

Ancora,  la sudorazione eccessiva delle parti del corpo più ricche di ghiandole sudoripare (mani, piedi, ascelle), affligge prevalentemente le persone timide, emotive, ansiose, schive e solitarie e che hanno difficoltà ad instaurare rapporti interpersonali.

Quando invece si soffre spesso di gastriti, bruciori di stomaco o altri disturbi digestivi, spesso l’atteggiamento tipico è quello di “mandare giù” con troppa frequenza le offese della vita covando però nel contempo rabbie e risentimenti profondi,  costringendo così lo stomaco ad una lenta e complessa “digestione “ di sentimenti di umiliazione, colpa, rancore, frustrazione, vergogna.

La stitichezza può essere indice di un attaccamento eccessivo ai beni materiali, ma può anche rappresentare il timore di portare alla luce contenuti inconsci ed emozioni che spaventano e dalle quali non si riesce a prendere le distanze.

La colite, invece, può affliggere chi è solito fare scenate, non riuscendo a reprimere rabbia e aggressività, tranne poi provare disprezzo verso se stesso per quello che ha fatto: L’intestino si fa carico simbolicamente di questi sensi di colpa e tenta di eliminarli attraverso l’evacuazione.

Le vaginiti e le cistiti, invece, affliggono di preferenza le donne ansioso-irritabili (spesso ipocondriache, si stressano con molta facilità, tendono scaricare a livello genitale ansie, paure, rabbie) e quelle eccessivamente remissive (con senso del dovere molto spiccato, tendono a “sacrificarsi” ad oltranza ma anche, proprio per questo, ad accumulare tensioni nel corpo e soprattutto nell’area genitale).

Disturbi psicosomatici e sistema familiare

Vari studi hanno evidenziato come certi tipi di dinamiche familiari siano strettamente correlate allo sviluppo e al mantenimento di disturbi psicosomatici  o somatizzazioni in uno dei suoi membri che diventa il  “paziente designato” proprio perché i suoi  . I sintomi giocano un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio familiare.

In particolare, le famiglie con pazienti psicosomatici sono caratterizzate dall’impossibilità di esplicitare e dare voce al conflitto ed alla tensione emozionale che ne  deriva. L’impossibilità di esprimere le proprie emozioni non è solo una caratteristica di personalità dell’individuo, ma una qualità del sistema-famiglia a cui appartiene ed a cui “è costretto” a conformarsi. 

Il linguaggio “scelto” inconsapevolmente dal paziente per esprimere il disagio – cioè quello  corporeo –   rispecchia  quello della sua famiglia. Infatti, all’interno delle “famiglie psicosomatiche” per  mantenere una pseudo-armonia le emozioni vengono accuratamente filtrate ed i vissuti conflittuali non possono essere verbalizzati. Al soggetto,  che spesso diventa “il paziente designato”, non rimane che esprimere il proprio malessere attraverso il sintomo  psicosomatico.

Qual è la cura dei disturbi psicosomatici e somatizzazioni?

Anche se non è immediatamente evidente a chi ne soffre, i disturbi psicosomatici somatizzazioni hanno anche un risvolto positivo: il sintomo  rappresenta un importante segnale che l’inconscio manda per attirare l’attenzione su un problema del quale, diversamente, non ci si prenderebbe cura. Il sintomo può quindi aiutarci a femarsi a chiedersi cosa non va nella propria vita ed attuare dei cambiamenti.

Per attuare ciò spesso non basta una buona propensione all’autoanalisi, ma è necessario l’aiuto di uno psicologo psicoterapeuta  esperto che aiuti a “leggere” questo particolare linguaggio all’interno di un  percorso di psicoterapia. Anche perché di solito  chi soffre di disturbi psicosomatici  non è spontaneamente portato  all’analisi ed all’introspezione  essendo più legato al pensiero ed alle azioni concrete.

Anche sono  possono  essere utili  le tecniche di rilassamento – come il  training autogeno o la mindfulness –   e talora anche farmaci  per  ridurre lo stato di tensione o l’eccessiva intensità dei sintomi , la psicoterapia  risulta il trattamento d’elezione dei disturbi psicosomatici o somatizzazione.

La  psicoterapia nei disturbi psicosomatici  o somatizzazioni si basa sull’accompagnare il   paziente ad essere sempre più consapevole del proprio stato emozionale ed a  riconoscere,  accettare  e dare significato al proprio mondo affettivo – relazionale. 

Attraverso il recupero e la rielaborazione di episodi ed eventi  negativi della propria vita – che potrebbero essere stati rimossi o minimizzati – la persona riesce a ricostruire il suo percorso evolutivo e ad   affrontare i nodi problematici  sottostanti ai sintomi fisici.  Lo step  finale è l’acquisizione di opzioni comportamentali più adattive,  in particolare la capacità di esprimere e gestire le emozioni.   A questo punto i sintomi non hanno più ragion d’essere, avendo esaurito la loro  funzione vicariante.

Dott.ssa Loredana Tromboni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista

Specialista in Psicologia Clinica Ricevo nei miei studi di

 

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