Rottura di una relazione e conseguenze psicologiche
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Rottura di una relazione e perdita di un amore

Rottura di una relazione e perdita di un amore

Molte persone mi chiedono aiuto in seguito alla rottura di una relazione d’amore. L’abbandono o la separazione è una tra le esperienze più drammatiche che più o meno tutti abbiamo vissuto almeno una volta.

Anche a distanza di molti anni e pur non avendo rimpianti su come andarono le cose, rimane nell’archivio dei brutti ricordi.

Se  l’esperienza dell’abbandono non è adeguatamente affrontata ed elaborata ,  diventa  un vulnus permanente che mina la  nostra immagine interna e ci impedisce di evolvere .

Basta non ti amo più!

Che cosa succede quando  la persona amata ci dice questo con le parole o con il comportamento? 

Per tutti la  fine di una relazione causa un dolore che sembra intollerabile.   La: viviamo  come se si trattasse della morte simbolica di colui o colei che rappresenta la nostra vita stessa. . Crediamo che tutto sia perduto, che il mondo ci sia crollato addosso.

Ci guardiamo intorno e ci sembra incredibile che la vita fuori di noi scorra  uguale mentre dentro di noi è lo sconquasso totale. Ci ritroviamo senza punti di riferimento. Pensiamo che non riusciremo più ad amare.

Sentiamo un  grande vuoto e viviamo un profondo senso di fallimento anche quando la relazione non andava bene , ed era fonte di malumori, delusioni, tradimenti. Le criticità e le ombre scompaiono dalla mente oppure vengono negate o minimizzate e l’amato ci appare in una luce idealizzata.

Le affermazioni ricorrenti sono:

• Il tempo passa ma il dolore non se ne va

•  Perchè proprio a me? Non mi  merito questo

•  Non posso accettarlo

• La colpa è tutta mia. Forse  ho sbagliato a….?

• Non riuscirò  mai più ad innamorarmi

La fine di una relazione è a tutti gli effetti una perdita. L’uomo o la donna su cui  avevamo riposto le attese e le speranze del presente e del futuro, lasciandoci  ha tradito il nostro patto.  E’ la morte di un mondo, di un progetto di vita, di un sogno.

Pertanto, il percorso di  elaborazione   della perdita  rispecchia le fasi del lutto , cioè l’attraversamento di  tutti i passaggi  necessari  per superare  la morte di una persona cara (incredulità/negazione, lotta, disperazione, consapevolezza, accettazione). Alle volte può capitare di restare bloccati in una delle fasi , rimanendo prigionieri di vari malesseri. Sbalzi di umore,  insonnia, perdita del’appetito, crisi di pianto, senso di affaticamento mentale e confusione, rabbia, rancore, sensi di colpa, depressione, apatia, ecc.

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La tortura del „Ti lascio ti prendo ti lascio“

Non sempre il partner „in fuga“ esprime   in modo chiaro le sue intenzioni. Oppure il suo messaggio è chiarissimo   ma noi non lo recepiamo oppure non lo ascoltiamo, rifiutando di  vedere la realtà . Questo è una difesa dall’entrare in contatto con qualcosa che ci provoca emozioni  che  ci sembrano intollerabili .  Troncare  una relazione è difficile anche per chi si trova  in posizione attiva,  cioè  per colui o colei che  decide o provoca la  rottura.

In genere le persone fanno fatica a comunicare cose scomode e dolorose. Il partner attivo, che appare come il più forte dei due, è confuso o  preferisce mantenersi nell’ambivalenza alternando rifiuto, pentimento, ritorni, rifiuti… Questa altalena sembra  fornirci  una boccata d’aria, ma a lungo andare si rivela una tortura che ci fa sentire impotenti ed in balia dell’altro prolungando l’agonia di un amore finito. 

Al di là delle parole, dei pentimenti, delle reiterate promesse quello che conta sono i fatti :  se dopo una o più  riappacificazioni tutto torna come prima è inutile sperare  in un cambiamento.  Forse lui o lei,  pavidamente,  aspetta  che siamo noi a dire definitivamente basta.

Che cosa fare per uscire dalla trappola?

Le reazioni alla perdita di un amore variano da individuo ad individuo e dalle circostanze che hanno determinato la fine della relazione e se trattasi di una decisione agita, subita o condivisa.

Molte persone desiderano dimenticare  l’ex  partner o compagno di vita in pochi mesi e provano  varie strategie.  Qualcuno si dà alla pazza gioia nel tentativo di affrontare la vita con una prospettiva totalmente diversa da quella che aveva prima. Si butta in nuove imprese od avventure amorose seguendo il vecchio detto: “chiodo scaccia chiodo”.

Questa tecnica funziona per pochi e per poco, in quanto è impossibile costruire una nuova casa senza aver rimosso le macerie di quella vecchia.

Per evitare o alleviare il vuoto interiore  qualcuno cerca un sollievo immediato attraverso l’abuso di cibo, droga, alcol, gioco,  psicofarmaci, ecc. Ma queste “medicine” portano conseguenze per più gravi ed insidiose perchè alterano il tono dell’umore e modificano la percezione della realtà creando dipendenza.

Altri si caricano di rabbia portando avanti la „cura dell’odio“ verso il fedifrago: ripensano  ossessivamente ai torti subiti e immaginano improbabili vendette. Anche questo atteggiamento non aiuta a superare il trauma subìto perchè  impedisce la presa di coscienza di tutte le componenti che  hanno portato alla  crisi di coppia e successivamente  alla rottura della relazione.

So di dire qualcosa che può sembrare cinico e crudele, ma il dolore, per essere superato, deve essere attraversato senza scorciatoie di sorta.  E’ invece indispensabile dedicarsi a se stessi, con un nuovo lavoro, sport o hobby, amicizie ecc.

Solo accettando e dando un significato a  quanto  è successo (senza tralasciare le nostre responsabilità), sarà possibile vedere la luce in fondo al tunnel con  una nuova forza ed autoconsapevolezza. Solo concentrandoci su noi stessi, sui nostri bisogni e sul nostro valore, si può  guardare il presente ed il futuro con occhi nuovi. Questo atteggiamento ci renderà disponibili a nuovi incontri e ci faciliterà nella   ricerca di una persona a cui dare il nostro amore senza riserve e senza i fantasmi del passato.

Se le nostre forze non bastano

Può succedere che, nonostante il passare dei  mesi,   non vediamo miglioramenti anche piccoli nel nostro stato d’animo e nel nostro atteggiamento . Permangono vari sintomi, come ad esempio  difficoltà di concentrazione, disinteresse per qualsiasi cosa, ritiro in se stessi, perdita di autostima, senso di colpa ingiustificato, pensieri di autosvalutazione, visione pessimistica del futuro, mancanza di iniziativa e di progettualità, senso di solitudine e di abbandono, ecc.

Quando la situazione non sembra migliorare e ci rendiamo conto che le nostre risorse personali e l’aiuto di  chi ci sta accanto non sono sufficienti,  può voler  dire che esiste un malessere più profondo e nascosto. Malessere  che è stato riattivato e rinfocolato dall’esperienza di abbandono.  Anche quando il recente fallimento  è una riedizione di esperienze già vissute,  è opportuno chiedere l’aiuto di uno psicologo psicoterapeuta esperto.

  Questo  aiuto specialistico  è necessario per evitare che una condizione  di prostrazione si trasformi in una patologia   vera e propria.

FISSA UN APPUNTAMENTO CON LA DOTT.SSA TROMBONI PRESSO LA SEDE DI MONZA

Coloro che desiderassero un aiuto psicologico per superare una separazione o un abbandono possono contattare la dott.ssa Loredana Tromboni  psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista  a Monza e Desio .

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